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La privacy sui social network: attenzione a non commettere reato di diffamazione aggravata

Il Tribunale di Campobasso ha ritenuto diffamatoria l’affermazione pubblicata da una donna sulla propria bacheca Facebook che offendeva il suo ex compagno di trascurare il figlio.

L’espressione “non passi un euro a tuo figlio” al Giudice del Tribunale di Campobasso non è piaciuta in quanto non completamente veritiera.

Alice Giovannico consulente privacy di Ecoconsult ci commenta la notizia dal punto di vista della normativa Privacy: “La vicenda riportata mette in evidenza un fenomeno sociale ormai conclamato e dilagante di abuso delle piattaforme social per diffondere messaggi talvolta offensivi, talvolta non veritieri o diffamatori da parte di utenti convinti di poter agire in totale libertà.

La decisione del Tribunale di Campobasso in merito al caso riportato afferma e sottolinea la potenza comunicativa di Facebook, troppo spesso considerato zona neutrale dove tutto è ammesso. La circostanza in analisi riguarda la comunicazione tra due soggetti privati, ma ormai Facebook è uno strumento efficacissimo anche di business ed è in questo ambito che interviene la normativa Privacy, strumento volto alla tutela dell’individuo.

Poniamo l’attenzione sulle innumerevoli pagine Facebook aperte da negozi, locali, aziende e attività che come inserzionisti si affacciano ad un ampio pubblico per interagire con esso. Anche in questo caso, ci sono regole e ruoli precisi da rispettare.

Analizzando tecnicamente la struttura privacy di queste realtà, Facebook si pone principalmente come Titolare del trattamento: definisce come e perché utilizzare l’infinità di dati che raccoglie sulla sua piattaforma (e questo gli ha recato non pochi problemi, come tutti sappiamo). La titolarità (e consequenziale responsabilità) di Facebook non è però assoluta in ogni circostanza.  Si aprono scenari interessanti, e in alcuni casi ancora discussi, sulla distribuzione di responsabilità in merito ai dati personali trattati tra i vari soggetti in gioco. A tal proposito, una sentenza della Corte di Giustizia Europea aveva sancito la contitolarità tra possibile inserzionista e Facebook. Un inserzionista contitolare è un inserzionista che deve, per legge, provvedere a tutte le disposizioni sancite dal Regolamento GDPR e dal Codice della Privacy: informative, raccolta di consensi puntuali e informati, cookie e privacy policy per sito.

Un altro esempio interessante è quando l’inserzionista usa Facebook come strumento di analisi statistiche sulle visualizzazioni e interazioni con le proprie inserzioni: in questo ruolo, così come descritto dalla stessa policy di Facebook Business, il colosso dei social non è Titolare del trattamento, ma bensì Responsabile del trattamento ex art. 28 GDPR, vale a dire un soggetto esterno a cui un Titolare, ovvero l’inserzionista, affida dei dati di sua titolarità. E così starà al negozio o attività di turno l’obbligo di informare, ad esempio attraverso adeguate cookie e privacy policy, del trattamento dati dell’utente”