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Violenza sulle donne: il ruolo dei media e della privacy

Il 25 novembre si è celebrata in tutto il mondo la giornata contro la violenza sulle donne. L’importanza dell’argomento accende diversi dibattiti sul ruolo dell’educazione e delle istituzioni.
In particolare, è molto discusso l’impatto degli articoli di cronaca che trattano storie di violenza, il potere nella penna dei giornalisti e la forza della narrazione collettiva sul riconoscimento della violenza perpetrata nei confronti di una donna.

Il racconto di un episodio di violenza nelle pagine di cronaca si rende, infatti, spesso implicitamente complice di una rappresentazione distorta ed errata della vicenda; la figura della donna è così altrettanto spesso fraintesa. Per arginare l’abuso di un linguaggio deviante nei giornali, in televisione e nei diversi canali mediatici, all’interno del Consiglio dell’Ordina Nazione dei Giornalisti è stato costituito un gruppo di lavoro sulle pari opportunità che ha oggi raggiunto due traguardi ambiziosi: un corso online sul linguaggio di genere e la modifica al Testo Unico del Codice Deontologico dei giornalisti; sarà infatti introdotto un articolo, il 5 bis, che obbliga il giornalista ad evitare stereotipi di genere, ad evitare immagini lesive della dignità della persona e espressioni che possano sminuire la gravità del fatto commesso.

Che ruolo ha la privacy in questa lotta ad una comunicazione più pulita e rispettosa? Come sempre, nei fili del diritto dell’informazione si interseca anche la tutela dei dati personali degli individui coinvolti in fatti di cronaca. Il Garante della Privacy si è espresso più volte contro la diffusione da parte dei media di informazioni e dati che permettano l’identificazione della vittima.  Com’era previsto dal vecchio Codice Privacy e oggi ribadito dal Decreto legislativo 101/2018, a fronte del diritto di cronaca rimane intatta la tutela dei diritti della persona e il limite dell’essenzialità dell’informazione in relazione all’interesse pubblico.

La pubblicazione di informazioni in eccesso che permettano l’identificazione della vittima (descrizioni dell’aspetto fisico, immagini o descrizioni sul luogo di abitazione, gli ambienti frequentati) viola la normativa sulla protezione dei dati personali rafforzata dalle disposizioni del Codice penale nei casi di violenza. In caso di violazione, dunque, come ha ricordato il Garante, il Titolare del trattamento potrà andare incontro sia a sanzioni amministrative, previste dal GDPR, sia a sanzioni di natura penale.

Ecoconsult è da sempre impegnata a lavorare nelle commissioni di studio normative in materia di privacy, anche per aspetti sociali e di tutela dei diritti universali. Questa news è un piccolo messaggio di sensibilizzazione sul tema, magari anche quando la settimana sarà finita. E anche per questo i nostri corsi privacy (aula e on-line) sono gratuiti per progetti sociali o no-profit: la formazione è sempre il primo strumento di prevenzione.

      








 
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