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Vaccinazioni, dati sanitari e Privacy nelle imprese

 

Un recente intervento del Garante della Privacy Italiano ha trattato, tramite la pubblicazione di FAQ specifiche, la questione delle vaccinazioni all’interno di imprese, enti e amministrazioni pubbliche.

I dati sanitari, classificati come dati particolari (c.d. sensibili) godono sempre di un’attenzione e tutela rafforzata rispetto ai dati classificati come dati personali comuni.

Alla luce di questo importante principio sancito dal Regolamento Europeo 679/2016, nelle FAQ il Garante specifica che i datori di lavoro non possono chiedere alcuna informazione ai lavoratori in merito allo stato delle loro vaccinazioni, né esigere dagli stessi la relativa documentazione. Per la medesima ratio, non è concesso al Datore chiedere espressamente al medico del lavoro i nominativi dei lavoratori che hanno eseguito il vaccino.

È bene ricordare che nell’ambito dei dati sanitari il medico competente gioca un ruolo cruciale perché, tra i diversi compiti descritti negli articoli del Decreto legislativo 81/2008 (testo unico sulla sicurezza), svolge un’importante funzione da tramite tra i dati sanitari dei lavoratori e le informazioni che il datore di lavoro può ricevere.

 

 

Adesso solo il legislatore o gli organi competenti (quale l’INAIL) potranno chiarire se e come, in alcuni ambiti professionali, la vaccinazione possa essere una condizione necessaria alla prosecuzione del lavoro, ma fino alla realizzazione della suddetta ipotesi tutti i datori di lavoro sono chiamati alla massima accortezza.

Una nota particolare sul concetto di consenso: a differenza di altre situazioni, dove il consenso è una base giuridica per garantire un trattamento dei dati lecito, nel rapporto lavoratore– datore di lavoro, non è possibile trattare dati sanitari sulla base di un consenso raccolto, alla luce dello squilibrio di potere che sussiste nel rapporto.

Le precisazioni del Garante risultano importanti non solo nell’ottica di una campagna vaccinale in programmazione; è infatti importante ricordare che, nel clima di allarme e preoccupazione generale in cui stiamo vivendo, non sono ammissibili abusi o trattamenti illeciti da parte del Datore, sebbene mosso da ragioni di tutela aziendale, sui dati sanitari dei lavoratori. Spetta al medico competente, in qualità di custode delle informazioni sulle condizioni di salute dei lavoratori, valutare le temporanee inidoneità e gli accessi ai locali aziendali.

di Alice Giovannico

 

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