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Vaccinazione nei luoghi di lavoro: indicazioni e gestione dei dati personali

 

In data 6 aprile è stato firmato il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro” con il proposito di favorire la campagna vaccinale nazionale e innalzare i livelli di sicurezza nelle realtà lavorative pubbliche e private.

La piena attuazione e implementazione delle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, pubblici e privati, dipenderanno da una serie di fattori, primo tra tutti la disponibilità dei vaccini e la scelta dei modelli organizzativi (al momento ancora in fase di definizione).

Le lavoratrici e i lavoratori potranno liberamente scegliere di aderire alla vaccinazione sul posto di lavoro o all’offerta del piano di vaccinazione nazionale, che comunque resta garantito e l’adesione alla vaccinazione in azienda sarà una facoltà del lavoratore che si riserverà di effettuare una scelta senza che da questa possano derivare ripercussioni da parte del datore di lavoro.

Scarica il documento completo del Garante della Privacy

 

 

 

Il ruolo chiave del medico competente

Secondo il provvedimento del Garante della Privacy del 13 maggio 2021 e del relativo documento di indirizzo sulla vaccinazione nei luoghi di lavoro, il “medico competente”(o personale equivalente), rappresenterà il principale elemento di garanzia e di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo, oltre ad essere la figura centrale, in relazione a quest’ultimo.

Il professionista medico incaricato, che ha le competenze per procedere alla somministrazione e alla valutazione degli aspetti clinici (dosi, tipologia di vaccino, allergie e patologie del paziente), avrà anche l’importante ruolo di custode di informazioni relative alla salute delle lavoratrici e dei lavoratori, di cui deve garantire massima riservatezza.

Quest’ultimo aspetto comporterà, nel rispetto delle previsioni del Garante della Privacy, il divieto per il datore di lavoro di venire a conoscenza dei dati personali dei propri dipendenti relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione. Alla perentorietà della previsione non si può ovviare nemmeno tramite consenso espresso del lavoratore, tenuto conto dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel particolare contesto lavorativo.

Il professionista sanitario (o la struttura sanitaria di riferimento), una volta che sono state raccolte le adesioni, dovrà procedere alla pianificazione delle sedute vaccinali, adottando, nel trattamento dei dati, delle misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio, potendo a questo proposito avvalersi del supporto, anche economico, del datore di lavoro.

Ai lavoratori dovranno essere fornite tutte le informazioni necessarie e indicazioni utili (anche rendendole disponibili sulla rete intranet) per garantire una decisione consapevole: documenti tecnici relativi agli aspetti medici e informative che espongano i diritti dei lavoratori e le tutele adottate dall’azienda per prevenire ogni forma di discriminazione.

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Elementi necessari per poter procedere alla vaccinazione in azienda

Alla luce di quanto sopra esposto, l’azienda che desideri procedere alla vaccinazione nei luoghi di lavoro, dovrà verificare di avere e garantire i tre seguenti elementi essenziali:

  • La presenza e disponibilità di medico competente o altro personale sanitario (anche privato o incaricato Inail);
  • Un’informazione esaustiva nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori per garantire una scelta pienamente consapevole;
  • Misure di sicurezza adottate operativamente nel processo di vaccinazione (adesione, registrazione, archiviazione) al fine di assicurare l’accesso a dati personali sensibili esclusivamente al personale medico incaricato;

 

Il datore di lavoro, all’atto della presentazione del piano vaccinale aziendale all’ASL territorialmente competente, dovrà limitarsi, sulla base delle indicazioni fornite dal professionista sanitario, a indicare esclusivamente il numero complessivo dei vaccini necessari per la realizzazione dell’iniziativa. Nel piano elaborato con il supporto del professionista sanitario e presentato dal datore di lavoro inoltre, non dovranno essere presenti elementi in grado di rivelare l’identità dei lavoratori aderenti all’iniziativa.

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La vaccinazione nei luoghi di lavoro rappresenta un’opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità ordinarie dell’offerta vaccinale che sono e saranno sempre garantite, ma è importante assicurarsi di aver predisposto tutto secondo le buone prassi previste.

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Fonte: gpdp.it

      








 
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