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Modifiche Testo Unico Sicurezza sul Lavoro – Gazzetta Ufficiale 20/12/2021: Panoramica Generale

 

In questo periodo si parla di importanti modifiche al testo Unico sulla Sicurezza, perciò abbiamo intervistato il nostro esperto in materia e consulente Ecoconsult, Graziano Burdo, di farci una panoramica più approfondita dei maggiori cambiamenti:

Iniziamo con gli aspetti di formazione e addestramento, cosa cambierà?

“Sì, infatti ci sono importanti modifiche sugli aspetti di Formazione e Addestramento: nello specifico è stato modificato l’articolo 37 del TUS, modifiche da recepire entro il 30 giugno 2022.” 

Come mai questa data?

“La “Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano” dovrà adottare il nuovo Accordo in materia di formazione al fine di disciplinare i nuovi aspetti formativi introdotti con la riforma.”

Cosa prevedono le suddette modifiche?

“Nello specifico le nuove disposizioni prevedono:

  • La formazione obbligatoria, con relativo aggiornamento, anche per il datore di lavoro:

Obbligo di formazione ed aggiornamento periodico anche per il Datore di Lavoro. La durata, i contenuti minimi e le modalità verranno specificati dal nuovo Accordo Stato-Regioni che rivisiterà gli Accordi attualmente preesistenti. Tale accordo, sarà adottato entro il 30/06/2022.

  • Addestramento:

Lo stesso deve essere effettuato da “persona esperta”, deve tenersi sul luogo di lavoro. Si specifica, inoltre, che l’addestramento consiste nella prova pratica, per l’uso corretto e in sicurezza di “attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale”; oltre che nell’esercitazione applicata, per le procedure di lavoro in sicurezza. Infine, si specifica che gli interventi di addestramento effettuati devono essere tracciati in apposito registro anche informatizzato.

La formazione del preposto potrà avvenire solo in presenza, che sia ripetuta con cadenza almeno biennale(non più ogni 5 anni) e, comunque, ogni qualvolta si renda necessario, in ragione dell’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.

Verranno delineati come anticipato con il nuovo Accordo Stato-Regioni, che dovrà essere adottato entro il 30 Giugno 2022:

  • Durata, contenuti minimi e modalità della formazione obbligatoria del datore di lavoro.
  • La modalità della verifica finale di apprendimento obbligatoria per i discenti di tutti i percorsi formativi e di aggiornamento obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro e le modalità delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa.”

Visto che ne abbiamo parlato, che tipo di cambiamenti interesseranno la figura del  preposto?

“Beh uno degli aspetti più rilevanti è la “responsabilizzazione” della figura del Preposto, che diviene ancor più centrale nel garantire il rispetto delle misure di sicurezza con la sua azione di vigilanza e di intervento per l’interruzione delle attività lavorative svolta direttamente “in campo”.

Vediamo di seguito le modifiche apportate nel D. Lgs. 81/2008 all’articolo 18 sugli “Obblighi del Datore di Lavoro e del Dirigente” e 19 sugli “Obblighi del Preposto”.

  • Il nuovo obbligo per il datore di lavoro di incaricare il preposto:

È stato inserito all’interno dell’art. 18 “Obblighi del Datore di Lavoro e del Dirigente” il comma b-bis) che introduce il nuovo obbligo di “individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19. I contratti e gli accordi collettivi di lavoro possono stabilire l’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di cui al precedente periodo. Il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività”. 

Pertanto ora l’individuazione del Preposto è un obbligo a carico del Datore di Lavoro e del Dirigente, il testo normativo in ogni caso non specifica né indica le modalità con cui debba essere effettuata l’individuazione, ma è certo che questa dovrà essere formalizzata in modo da poter verificare l’effettiva conoscenza del Preposto dell’incarico attribuitogli.

Le modifiche al Decreto si spingono oltre e richiamano all’art. 26 per lo svolgimento di attività in regime di appalto la necessità del Datore di Lavoro di indicare al Datore di Lavoro Committente anche i nominativi dei Preposti alle attività in appalto o subappalto.”

Quali sono le modifiche maggiori agli obblighi dei preposti?

“All’art. 19 del D. Lgs. 81/2008, tra gli obblighi del Preposto viene modificata la lett. a) del primo comma, che ora cita: “sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di non conformità comportamentali in ordine alle disposizioni e istruzioni impartite dal Datore di Lavoro e dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza della inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti”.

Viene quindi assegnato al Preposto, il compito o meglio l’obbligo di intervenire qualora riscontri dei comportamenti non corretti messi in atto dai lavoratori, a fine di correggerli e dare indicazioni in merito alla sicurezza. Inoltre qualora verifichi il non rispetto delle disposizioni impartite da parte del lavoratore o una persistenza dell’inosservanza, il Preposto deve interrompere l’attività del lavoratore e informare i propri diretti superiori, ovvero Dirigente e Datore di Lavoro.

Viene poi aggiunto il comma f-bis), che prevede “in caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al Datore di Lavoro e al Dirigente le non conformità rilevate”.

Pertanto il Preposto, qualora rilevi condizioni di pericolo, carenze di mezzi e attrezzature, deve intervenire bloccando temporaneamente l’attività lavorativa e informare il Datore di Lavoro e il Dirigente. È lecito pensare che l’interruzione temporanea dell’attività attribuita al Preposto sia finalizzata al ripristino delle condizioni di sicurezza dell’attività lavorativa prima di riprenderla.

Ricordiamo in fine il preposto non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività.”

Viene definito qualcosa per quanto riguarda il sistema sanzionatorio per gli aspetti che gravita attorno a questa figura?

“E’ stato stabilito, a seguito del provvedimento di conversione, l’obbligo per datore di lavoro e dirigenti (che organizzano e dirigono le attività secondo le attribuzioni e competenze conferite) di individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza stabilite dall’art. 19 del Testo Unico, affidando ai contratti collettivi di lavoro la possibilità di stabilire la misura dell’emolumento spettante al preposto per lo svolgimento delle attività di vigilanza affidate, ma anche prevedendo che il preposto non possa subire alcun pregiudizio per lo svolgimento della propria attività. Tale misura di tutela è rafforzata dalla previsione della sanzione penale: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro.

Qualora il preposto rilevi comportamenti non conformi in merito alle disposizioni e alle istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti rispetto alle misure, ai dispositivi e agli strumenti protezione collettiva e individuale, lo stesso è obbligato a intervenire per modificare il comportamento non conforme, provvedendo a fornire le necessarie indicazioni di sicurezza.

 Se le disposizioni impartite dal preposto non vengono attuate e persiste l’inosservanza rilevata, il preposto ha l’obbligo di interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti. Per tale specifica funzione obbligatoria del preposto il D.L. n. 146/2021 convertito prevede l’applicazione della pena dell’arresto fino a due mesi o dell’ammenda da 491,40 a 1.474,21 euro.

L’importanza centrale conferita dalla Legge a tale figura è ulteriormente rafforzata anche dalla previsione per cui anche in caso di appalto e subappalto i datori di lavoro (appaltatori e subappaltatori) hanno l’obbligo di indicare espressamente al committente il/i nominativo del soggetto/i individuato/i per svolgere le funzioni di preposto. La rilevanza di tale obbligo di designazione è confermata dalla circostanza che l’inosservanza è penalmente sanzionata con la pena alternativa dell’arresto da due a quattro mesi o dell’ammenda da 1.500 a 6.000 euro.

Per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione e l’aggiornamento periodico dei preposti, le attività formative di essi devono essere svolte interamente con modalità in presenza e ripetute, con cadenza almeno biennale e in ogni caso quando si rende necessario per l’evoluzione dei rischi già esistenti o per l’insorgenza di nuovi rischi. A rinforzare tale previsione la miniriforma porta con sé l’applicazione della pena alternativa dell’arresto da due a quattro mesi o dell’ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro.”

Ci sono importanti cambiamenti anche sugli aspetti della vigilanza e su chi può attuarla in materia di norme di sicurezza nei luoghi di lavoro?

“Tra le modifiche al Decreto Legislativo 81 del 2008 introdotte agli artt. 13, 14 e l’allegato I del D. Lgs. 81/2008 vi sono le seguenti:

  • Vengono attribuiti all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) gli stessi compiti e poteri già previsti per le Aziende Sanitarie Locali (ASL);
  • É stata rielaborata la disciplina di sospensione dell’attività lavorativa, totale o parziale, da parte degli organi di vigilanza e controllo per la presenza di lavoratori irregolari o di gravi violazioni in materia di igiene e sicurezza del lavoro.”

Parliamo ora di Antincendio, anche su questo fronte ci sono importanti modifiche?

“Partiamo dal DM 01 settembre 2021. All’art. 1 del DM 01 settembre 2021 vengono fornite le seguenti definizioni:

  • Manutenzione: operazione o intervento finalizzato a mantenere in efficienza ed in buono stato, impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio;
  • Controllo periodico: insieme di operazioni da effettuarsi con frequenza non superiore a quella indicata da disposizioni, norme, specifiche tecniche o manuali d’uso e manutenzione per verificare la completa e corretta funzionalità di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio;
  • Sorveglianza: insieme di controlli visivi atti a verificare, nel tempo che intercorre tra due controlli periodici, che gli impianti, le attrezzature e gli altri sistemi di sicurezza antincendio siano nelle normali condizioni operative, siano correttamente fruibili e non presentino danni materiali evidenti. La sorveglianza può essere effettuata dai lavoratori normalmente presenti dopo aver ricevuto adeguate istruzioni.

Ai sensi del DM 01 settembre 2021, tutti gli interventi di manutenzione e tutti i controlli su impianti, attrezzature e altre misure di sicurezza antincendio dovranno essere effettuati esclusivamente da tecnici manutentori qualificati. Si tratta di appositi tecnici in possesso dei requisiti tecnico-professionali stabiliti nell’allegato II del DM 01 settembre 2021.

  • Registro dei controlli

Tutti i datori di lavoro dovranno predisporre un apposito registro su cui annotare i controlli periodici e gli interventi di manutenzione effettuati su impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio. Tale registro dovrà essere mantenuto costantemente aggiornato e a disposizione degli organi di controllo.

Tale obbligo era già previsto dal DM 10 marzo 1998 ma viene mantenuto in vigore anche dal DM 01 settembre 2021.

Sono queste le uniche modifiche apportate o ci sono stati ulteriori decreti?

“A distanza di un giorno troviamo il DM 02 settembre 2021 in cui troviamo una delle principali novità riguardanti i casi in cui scatta l’obbligo di predisporre il Piano di emergenza. Tale documento dovrà essere presente nei seguenti casi:

  • Luoghi di lavoro ove sono occupati almeno 10 lavoratori;
  • Luoghi di lavoro che rientrano nell’allegato I del DPR 151/2011 (le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco);
  • Luoghi di lavoro aperti al pubblico caratterizzati dalla presenza contemporanea di più di 50 persone, indipendentemente dal numero di lavoratori.

A differenza di quanto previsto con il DM 10 marzo 1998, quindi, anche i luoghi aperti al pubblico in cui possono essere presenti più di 50 persone contemporaneamente, risultano soggetti al Piano di emergenza.

Negli ambienti di lavoro che non rientrano nei casi sopra elencati, invece, risulta necessario adottare idonee misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio, da riportare nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Come già previsto con il DM 10 marzo 1998, tutte le aziende aventi l’obbligo di predisporre il Piano di emergenza devono effettuare, con cadenza almeno annuale, l’esercitazione antincendio. Il DM 02 settembre 2021 specifica che il datore di lavoro dovrà effettuare un’esercitazione aggiuntiva se:

  • Si adottano dei provvedimenti atti a risolvere gravi carenze emerse nel corso di precedenti esercitazioni;
  • Il numero dei lavoratori o l’affollamento dovesse subire un incremento significativo;
  • Si effettuano modifiche sostanziali al sistema di esodo.”

Per quanto riguarda la classe di rischio rimane tutto invariato?

Come previsto dall’Allegato III del DM 02 settembre 2021, cambiano le “denominazioni” dei livelli di rischio incendio delle aziende. In particolare:

  • Il rischio basso verrà rinominato “livello 1”;
  • II rischio medio verrà rinominato “livello 2”;
  • Il rischio alto verrà rinominato “livello 3”.

Rientreranno nelle attività di livello 1 tutte quelle aziende in cui le sostanze presenti e le condizioni di esercizio offrono una scarsa possibilità di sviluppo di focolai e dove non sussistono probabilità di propagazione delle fiamme.

Rientreranno nelle attività di livello 2:

  • I luoghi di lavoro soggetti al controllo da parte dei Vigili del Fuoco (ai sensi dell’Allegato I del DPR 151/2011) che non rientrano nelle attività di livello 3;
  • I cantieri temporanei e mobili ove si detengono ed impiegano sostanze infiammabili e si fa uso di fiamme libere, esclusi quelli interamente all’aperto.

Rientreranno nelle attività di livello 3 tutte quelle attività specificatamente elencate nell’Allegato III, al punto 3.2.2, ad esempio:

  • Fabbriche e depositi di esplosivi;
  • Uffici con oltre 1000 persone presenti;
  • Alberghi con oltre 200 posti letto;
  • Stabilimenti e impianti che effettuano stoccaggio e/o trattamento di rifiuti (ad esclusione di rifiuti inerti).”

Parliamo ora della scelta delle misure di prevenzione di incendi e di sicurezza antincendio. Cosa ci può dire?

“Per la scelta delle misure di Prevenzione Incendi, secondo quanto previsto all’art. 3 del D.M. 3/9/2021 è possibile individuare “3 categorie” di luoghi di lavoro in cui possono essere usati differenti criteri di progettazione, realizzazione ed esercizio della Sicurezza Antincendio.

  • Luoghi di lavoro in cui risultano applicabili le Regole Tecniche di Prevenzione Incendi, che stabiliscono quindi i criteri di progettazione, realizzazione ed esercizio della sicurezza antincendio
  • Luoghi di lavoro definiti a “basso rischio incendio”, indicati all’allegato I dello stesso D.M. 3/9/2021 a cui possono essere applicabili le indicazioni presenti nell’Allegato I dello stesso decreto (il cosiddetto minicodice di Prevenzione Incendi).
  • Tutti gli altri luoghi di lavoro non ricadenti nei casi precedenti, per i quali i criteri di progettazione, realizzazione ed esercizio della Sicurezza Antincendio sono quelli riportati nel Decreto 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi).”

Quali sono i luoghi di lavoro a basso rischio di incendio?

“Dunque, l’allegato I del D.M. 3/9/21 considera come luoghi di lavoro a basso rischio incendio, quelli ubicati in attività non soggette e non dotate di specifica regola tecnica verticale, aventi contemporaneamente verificati tutti i seguenti requisiti:

  • Affollamento complessivo minore o uguale a 100 occupanti (comprendono tutte le persone a qualsiasi titolo presenti sul luogo di lavoro);
  • Superficie lorda dei locali minore o uguale a 1000 m2;
  • Piani del luogo di lavoro compresi tra -5 m e 24 m di quota;
  • Non devono essere presenti o trattati materiali combustibili in quantità maggiori rispetto a 900 MJ/m2;
  • Non devono essere presenti o trattate sostanze o miscele pericolose in quantità significative;
  • Non devono essere effettuate lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio.”

Quali sono i criteri di valutazione del rischio incendio nei luoghi di lavoro?

“Il D.M. del 3 settembre 2021 fornisce i seguenti criteri:

  • Per la Valutazione del Rischio Incendio;
  • Per la scelta delle misure di prevenzione, protezione e gestionali antincendio;

da adottare per i luoghi di lavoro a basso rischio incendio, producendo quello che potremmo definire un MINI CODICE di Prevenzione Incendi.

Il MINI CODICE di Prevenzione Incendi dà indicazioni in merito a:

  • Valutazione del Rischio di Incendio;
  • Strategia Antincendio.”

In che modo questo Mini Codice ci da indicazioni?

“Trattando le misure di prevenzione incendi e di protezione antincendio quali:

  • Compartimentazione;
  • Esodo;
  • Caratteristiche del sistema d’esodo;
  • Dati di ingresso per la progettazione del sistema d’esodo;
  • Progettazione del sistema d’esodo;
  • Gestione della Sicurezza Antincendio (SGA);
  • Controllo dell’incendio;
  • Rilevazione ed allarme;
  • Controllo di fumi e calore;
  • Operatività antincendio;
  • Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio.”

Quando entra in vigore il DM 3 settembre 2021?

“Il Decreto Ministeriale 3 settembre 2021, che abroga completamente il D.M. 10/3/98, entrerà in vigore ad un anno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ossia il 29/10/2022.”

Per quanto riguarda la formazione degli addetti ci sono modifiche?

“A differenza di quanto previsto dal DM 10 marzo 1998, con il nuovo decreto anche per le attività di livello 1 (quelle attualmente definite come attività a basso rischio di incendio) diventeranno obbligatorie le esercitazioni sull’uso degli estintori portatili.

Cambia anche la frequenza di aggiornamento della formazione. Infatti, il nuovo decreto prevede che l’aggiornamento della formazione degli addetti antincendio andrà ripetuto con cadenza almeno quinquennale.  Per tutti gli addetti antincendio formati prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto (cioè prima del 04/10/2022), il primo aggiornamento dovrà essere effettuato entro 5 anni dalla data di svolgimento dell’ultima formazione. Se, alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, dovessero essere trascorsi più di 5 anni dalla data di svolgimento dell’ultimo corso, l’obbligo di aggiornamento viene ottemperato frequentando un corso di aggiornamento entro 12 mesi dall’entrata in vigore dello stesso (cioè entro il 04/10/2023). Tutti i corsi di formazione o aggiornamento degli addetti antincendio, già programmati secondo i contenuti dell’Allegato IX del DM 10 marzo 1998, saranno considerati validi se svolti entro 6 mesi dall’entrata in vigore del DM 02 settembre 2021 (ovvero fino al 04/04/2023).

Infine, i corsi di formazione ed aggiornamento degli addetti antincendio dovranno essere tenuti esclusivamente da docenti in possesso dei requisiti stabiliti dall’art. 6 del DM 02 settembre 2021.”

Ci sono stati ulteriori cambiamenti?

“Il D.M. 03/09/2021 conclude l’opera:

  • Trattando il tema della Valutazione del Rischio Incendio;
  • Fornendo i criteri generali di progettazione ed esercizio della Sicurezza Antincendio per i luoghi di lavoro ai sensi dell’art. 46 del D.Lgs. 81/2008;
  • Abrogando in modo completo il “vecchio” D.M. 10/3/98.

I 3 decreti sopra riportati costituiscono quindi il “nuovo” D.M. 10/03/98, ossia il riferimento per la Prevenzione Incendi nei luoghi di lavoro.

Il nuovo D.M. 03/09/21 fornisce inoltre, indicazioni in merito alla Valutazione dei Rischi di Incendio e sulle conseguenti misure di Prevenzione Incendi da attuare per la riduzione del Rischio di Incendio. La Valutazione del Rischio Incendi è parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi predisposto ai sensi del D.Lgs. 81/2008.

Rispetto al “vecchio” D.M. 10/3/98, pur identificando i luoghi a basso rischio incendio, non sono più presenti i 3 livelli di rischio incendio denominati:

  • basso
  • medio
  • elevato”.

Le tempistiche sono ancora sufficienti per consentire l’adeguamento sia per gli aspetti formativi che per quelli inerenti l’antincendio, pertanto il consiglio è di approfittare del tempo a disposizione per comprendere al meglio quali sono gli adempimenti a cui è soggetta la tua azienda.

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Ecoconsult, da oltre 25 anni al fianco delle aziende.

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