La nuova prassi UNI sulla conciliazione vita-lavoro è certificabile e dà accesso a uno sgravio contributivo e ai contributi Unioncamere.
La UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile 2026, definisce un sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro. È una scelta volontaria e vale per aziende di ogni dimensione, con soglie diverse in base ai dipendenti. Per certificarsi bisogna dimostrare, con i numeri, che le persone usano davvero le misure previste. In cambio, chi ottiene il certificato, valido 36 mesi, può chiedere un esonero dell'1% dei contributi a carico del datore di lavoro, fino a 50.000 euro l'anno. E fino al 31 marzo 2027 Unioncamere finanzia l'assistenza tecnica e i costi della prima certificazione.
Sommario 1. Cos'è la UNI/PdR 192:2026 2 2. Cosa valuta: le 7 aree e il punteggio 3. Quanti punti servono per certificarsi 4. Sgravio contributivo e contributi Unioncamere 5. A chi conviene davvero 6. Da dove partire 7. FAQ: domande frequenti sulla UNI/PdR 192
La UNI/PdR 192:2026 è una prassi di riferimento pubblicata da UNI il 14 aprile 2026 e promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia e dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio. Il titolo completo è "Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – Requisiti per il benessere delle famiglie".
In pratica funziona come una pagella: indica cosa deve fare un'azienda per aiutare chi ci lavora a tenere insieme lavoro, figli e familiari da accudire, e come dimostrarlo a un ente esterno.
Il bisogno è concreto. Tra i genitori di 25-54 anni con figli minori lavora il 91,5% degli uomini ma solo il 61,6% delle donne (CNEL-ISTAT), e in Italia oltre 7 milioni di persone assistono un familiare anziano, malato o non autosufficiente (ISTAT). Quando lavoro e cura si scontrano, spesso è il lavoro a cedere.
La prassi è volontaria, ma chi la adotta può certificarsi: un organismo accreditato verifica il sistema e rilascia il certificato. Vale per organizzazioni di ogni dimensione e settore, private e, dove la normativa lo consente, pubbliche.
La novità più interessante riguarda i padri e i caregiver: la prassi premia infatti le aziende in cui anche i padri usano i congedi e chi assiste un familiare anziano o con disabilità trova soluzioni pratiche.
Chi conosce la UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere ritroverà molti elementi. Lì la conciliazione è una delle aree valutate, mentre qui diventa un sistema di gestione a sé, con indicatori dedicati a genitorialità, carichi di cura e continuità di carriera.
Per valutare l'azienda, la prassi prende in esame 7 aree:
Per ogni area ci sono degli indicatori (KPI) di due tipi, e la differenza tra i due decide gran parte del risultato.
Gli indicatori qualitativi valgono 0,75 punti e rispondono alla domanda "la regola c'è?". Per esempio: esiste una policy scritta sul lavoro da remoto per chi ha figli piccoli? Basta che il documento sia approvato e comunicato.
Gli indicatori quantitativi, invece, valgono 1 punto e guardano a cosa succede davvero, perciò servono i numeri: la percentuale di padri in congedo, quante persone restano dopo il rientro dalla maternità, quanti dipendenti lavorano con orari flessibili.
In entrambi i casi non esistono mezzi punti: l'indicatore si prende intero solo se il requisito o la soglia sono raggiunti.
Servono poi alcuni requisiti di sistema: una politica di conciliazione scritta e comunicata, un gruppo di lavoro interno con persone di funzioni diverse, un piano con obiettivi e responsabili approvato dalla direzione e aggiornato almeno ogni anno, audit interni e riesame della direzione. È lo stesso ciclo Plan-Do-Check-Act della ISO 9001 e della ISO 45001, perciò chi ha già un sistema certificato può integrarlo invece di partire da zero.
Chi si occupa di sicurezza noterà anche lo spazio dato alla medicina di genere: il medico competente può proporre una sorveglianza sanitaria che tenga conto delle differenze tra uomini e donne e delle patologie legate all'età.
Servono due condizioni insieme: una percentuale minima del punteggio applicabile e un numero minimo di indicatori quantitativi raggiunti. Entrambe cambiano con la dimensione dell'azienda.
Fascia
Dipendenti
Punteggio minimo
Indicatori quantitativi raggiunti
Micro
1-9
50%
almeno 1
Piccola
10-49
Media
50-249
60%
almeno 2
Grande
250 e oltre
Per esempio, se il punteggio massimo fosse 100, una piccola impresa dovrebbe fare almeno 50 punti, di cui almeno uno da un indicatore quantitativo.
È questo secondo requisito che molti sottovalutano. Un'azienda potrebbe arrivare al 60% solo con regole scritte, ma se nessun indicatore quantitativo è soddisfatto il certificato non viene rilasciato. Il certificato arriva, in altre parole, quando le persone usano davvero quello che le regole prevedono.
Nelle micro e piccole imprese, poi, i numeri sono piccoli: con due padri in azienda, la percentuale di congedi di paternità dipende da una sola persona. Per questo conviene puntare prima sugli indicatori quantitativi già soddisfatti.
La buona notizia è che alla prima certificazione è sufficiente superare la soglia prevista: gli indicatori mancanti diventano gli obiettivi del piano per gli anni successivi.
Gli incentivi sono due: uno riduce i contributi dopo la certificazione, l'altro aiuta a pagare il percorso per ottenerla.
Lo prevede l'articolo 6 del DL 62/2026 (Decreto Lavoro), convertito dalla Legge 112/2026, e riguarda i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. Il decreto attuativo è stato firmato il 10 settembre 2026.
Una volta certificata, l'azienda può versare l'1% in meno di contributi, fino a un massimo di 50.000 euro l'anno. Chi versa 300.000 euro di contributi l'anno, per esempio, risparmia fino a 3.000 euro.
Alcuni punti sono già certi: serve la certificazione UNI/PdR 192:2026 in corso di validità, rilasciata da un organismo accreditato; il certificato dura 36 mesi; l'esonero copre gli anni 2026, 2027 e 2028, con 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno dei due anni successivi. Resta invece da definire la parte operativa, perché per fare domanda bisogna attendere le istruzioni dell'INPS e l'apertura della procedura telematica.
Le risorse sono stanziate anno per anno, per cui conviene muoversi per tempo e verificare la disponibilità dei fondi al momento della domanda.
Con l'iniziativa "Il lavoro a misura di famiglia" Unioncamere mette a disposizione 7,5 milioni di euro, di cui il 60% riservato a micro, piccole e medie imprese. L'avviso offre assistenza tecnica gratuita, fino a 6 giornate online con consulenti dell'elenco Unioncamere, e un contributo per la prima certificazione da 1.800 a 12.000 euro in base agli addetti equivalenti (massimo 1.200 euro per giornata di audit). Il contributo va direttamente all'organismo di certificazione, perciò l'impresa non deve anticipare la spesa.
Chi ha già la UNI/PdR 125:2022 o il marchio Family Audit riceve altri 450 euro per i costi di sorveglianza delle certificazioni in essere.
Per accedere a questi contributi, la domanda segue un percorso in tre passaggi:
Le domande si presentano dalle 10:00 del 21 settembre 2026 alle 16:00 del 31 marzo 2027. La procedura è però a sportello e l'avviso può chiudere prima se i fondi finiscono. Serve almeno un dipendente e, sopra i 50 dipendenti, anche il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile.
Prima di guardare al risparmio, conviene chiedersi quante persone valide l'azienda perde, o non riesce ad assumere, perché non riescono a conciliare lavoro e famiglia. Un esempio aiuta a capire le proporzioni.
Facciamo due conti su un'azienda di 60 dipendenti con una retribuzione lorda media di 32.000 euro. Ipotizziamo che versi ogni anno 500.000 euro di contributi a proprio carico.
Con questi numeri lo sgravio vale 5.000 euro l'anno, cioè 15.000 euro nei tre anni del certificato. Una persona che se ne va, però, costa molto di più: se una collaboratrice esperta si dimette al rientro dalla maternità perché gli orari non sono sostenibili, l'azienda deve cercare, assumere e formare qualcuno, e per mesi il lavoro rallenta. Secondo Gallup, sostituire un dipendente costa da metà a due volte la sua retribuzione annua: anche con la stima più bassa, per una collaboratrice da 32.000 euro sono circa 16.000 euro. Evitare anche solo due dimissioni fa risparmiare più di tutto lo sgravio dei tre anni.
Lo sgravio, dunque, è un "premio" in più, mentre il vantaggio più concreto sta nel riuscire a tenere le persone.
Soprattutto chi ha già la UNI/PdR 125, perché comitato, procedure e audit esistono già: il Comitato Guida, con qualche figura più operativa, può fare anche da gruppo di lavoro della 192, e i due sgravi si sommano.
Conviene anche alle medie imprese con molti genitori o caregiver in organico, perché lì lo sgravio ha un peso economico maggiore e ogni dimissione incide di più sull'organizzazione. È utile anche a chi lavora con grandi committenti, banche o pubblica amministrazione, che in questionari ESG, rating e gare chiedono sempre più spesso prove di cosa l'azienda fa per le persone.
Per una micro impresa che guarda solo allo sgravio il conto torna poco, perché con pochi dipendenti l'1% dei contributi vale una cifra contenuta. Il percorso ha più senso se il titolare vuole mettere per iscritto la flessibilità che già concede a voce, per trattenere o attrarre persone. In questo caso a fare la differenza sono i contributi Unioncamere, che coprono assistenza tecnica e certificazione e riducono molto il costo esterno; resta però il tempo da dedicarci.
Conviene aspettare anche quando in azienda oggi non esiste nessuna pratica di conciliazione: senza numeri reali gli indicatori quantitativi non si raggiungono, perciò prima occorre intervenire sull'organizzazione del lavoro.
Quasi tutte le aziende fanno già qualcosa: un orario spostato per chi accompagna i figli a scuola, un giorno da casa per chi assiste un genitore, un part time al rientro dalla maternità. Spesso però sono accordi presi a voce, diversi da persona a persona e mai misurati. Il primo lavoro è proprio metterli in ordine:
Ecoconsult affianca le organizzazioni nell'autovalutazione rispetto alla UNI/PdR 192:2026, nella costruzione del sistema di gestione e nella preparazione all'audit, integrando il lavoro con la UNI/PdR 125 e con i sistemi ISO già presenti. Se vuoi capire quanto la tua azienda è vicina alla soglia e da quali indicatori conviene partire, contattaci per un incontro.
Richiedi un incontro
Autore: Viviana Di Pasquale
È la certificazione che un organismo accreditato rilascia a chi applica la prassi UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile 2026. Attesta che l'azienda ha un sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro e che le misure previste vengono usate davvero.
No, è volontaria. Chi la ottiene, però, può accedere allo sgravio contributivo del Decreto Lavoro 2026.
Un organismo di certificazione accreditato per questo schema. Per usare i contributi Unioncamere deve essere iscritto anche all'elenco ufficiale dell'avviso.
36 mesi dal rilascio, con un audit di sorveglianza ogni anno (a 12 e a 24 mesi) e un audit di rinnovo alla scadenza.
Dipende dalla dimensione dell'azienda e dalle giornate di audit. Per la prima certificazione, però, Unioncamere copre fino a 1.200 euro per giornata di audit, con un massimo di 12.000 euro, e offre fino a 6 giornate di assistenza tecnica gratuita.
Un esonero dell'1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a 50.000 euro l'anno, dal 2026 al 2028 (art. 6 DL 62/2026, convertito dalla L. 112/2026). Per fare domanda bisogna attendere le istruzioni operative dell'INPS.
La 125 riguarda la parità di genere e include la conciliazione tra le sue aree, mentre la 192 si concentra solo su questo tema, con attenzione esplicita a padri e caregiver. Le due si integrano, perciò chi è già certificato 125 parte avvantaggiato.
Sì: fino a 49 dipendenti la soglia è il 50% del punteggio con almeno un indicatore quantitativo raggiunto. Per i contributi Unioncamere serve avere almeno un dipendente.
Si scarica gratuitamente dal catalogo UNI, nella pagina dedicata alla prassi di riferimento.
Dipende da quanto l'azienda è già organizzata: chi ha la UNI/PdR 125 o un sistema ISO di solito fa prima. In ogni caso il sistema deve funzionare per qualche mese prima dell'audit.
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